Molti artisti intraprendono un viaggio, ma pochi riescono a farne uno dalla portata così grande e in un arco di tempo così breve. Da sconosciuta partecipante a un talent show nel 2006 a superstar globale nel 2009, Leona Lewis ha vinto ogni sfida che ha incontrato sul suo cammino, pur mantenendo la sua semplicità di ragazza della porta accanto, dote ormai rara in una settore che trasforma quasi tutti in ciò che non sono. L’artista serba i cambiamenti emotivi per la sua musica, come dimostrato dall’incredibile disco d’esordio Spirit e come farà il nuovo album, in uscita il 13 novembre prossimo.
Grandi emozioni e melodie d’ampio respiro formano il cuore pulsante del suo attesissimo ECHO, che vede di nuovo Max Martin (su “I Got You” e “Outta My Head”) e John Shanks (su “Broken” e “Alive”), oltre ai nuovi collaboratori Xenomania, Julian Bennetta e persino Justin Timberlake. Titoli di canzoni diretti e incisivi come BRAVE e BROKEN vanno dritti al sodo, fondendo testi di emozioni messe a nudo e paesaggi sonori senza tempo, eppure profondamente contemporanei. E con Leona co-autrice di otto brani del disco, le canzoni la rappresentano più che mai.
“Volevo dare un tocco drammatico, quasi filmico ai pezzi”, dice Leona, che si definisce un’autentica cinefila e che a sorpresa indica il fantasy anni ’80 Labyrinth come suo film preferito. “In studio mettevamo su dei film per ispirarci, era un bel modo di scrivere. Ho sempre delle scene in mente”.
Pur consapevole delle aspettative intorno al successore di SPIRIT (oltre 6 milioni di copie vendute), Leona è determinata a non pensarci e a concentrarsi unicamente sulla composizione di grandi canzoni, di cui l’emozionante singolo HAPPY, scritto insieme a Ryan Tedder degli OneRepublic (con cui aveva già firmato BLEEDING LOVE) è un ottimo esempio. Partendo dall’intro delicata, quasi a cappella, la splendida linea di pianoforte porta all’inno alla vita del ritornello con una performance vocale a prova di gravità.
“Quel ritornello è completamente spontaneo, l’ho cantato appena abbiamo finito di scrivere il pezzo. A volte è meglio non pensare troppo sulle cose”, dice Leona, per nulla preoccupata all’idea di rieseguire dal vivo quegli acuti da capogiro. “È strano, perché le parti più alte della mia voce – la mia voce di testa – sono quelle che mi riescono più facili. Ho studiato canto lirico, per cui mi vengono davvero naturali”.
Ancora più sicura e coraggiosa con questo secondo album, Leona si muove con successo tra stili musicali che mostrano chiaramente l’evoluzione che sta vivendo. OUTTA MY HEAD è un brano uptempo dal ritornello orecchiabile e ipnotico che mostra la versatilità di Leona quale artista di livello mondiale.
È stato difficile trovare un titolo per l’album, dice Leona, ma quando è arrivato s’è subito capito che era quello giusto. ECHO non riflette soltanto il sound “epico ed etereo” del disco ma, cosa ancora più importante, richiama l’innato amore di Leona per la fantasia e l’immaginario, i luoghi mentali in cui andava da bambina per “fuggire” e iniziare a sviluppare canzoni su altri mondi, altre vite.
“Nella mitologia greca, Eco era una ninfa e si era perdutamente innamorata di un ragazzo che non la ricambiava”, racconta. “Ma lo amava così tanto che si consumò finché rimase soltanto la sua voce. È una storia tanto triste quanto bella”.
Se a volte emerge il suo lato sognatore (attualmente Leona va pazza per l’icona della moda Vivienne Westwood, soprattutto per l’utilizzo di riferimenti storici nelle sue creazioni: “se potessi andare in giro in costume d’epoca tutto il giorno, lo farei”, dice), questo è più che bilanciato da una determinazione d’acciaio. Non dimentichiamo che quando X-Factor era ancora lontano, la ragazza passava le giornate tra una serie di lavori part-time (“oh, di tutto, centralinista, cameriera da Pizza Hut, ho fatto un sacco di cose”) per pagarsi le prime sedute di studio la sera, e la gavetta live nella zona est di Londra.
“Credo che a volte la gente confonda la timidezza con l’assenza di motivazione. Ma io ne ho tanta”, afferma. “Ho tanta ambizione e determinazione. Probabilmente è dovuta al sostegno che i miei genitori hanno sempre avuto per ciò che voglio fare, e alla consapevolezza che nella vita bisogna lavorare sodo per realizzare ciò che si vuole”.
È quella determinazione tranquilla ma risoluta, oltre alla completa concentrazione sulla sua arte, che ha visto Leona passare nel giro di pochi anni dai concerti a Hackney ai palcoscenici condivisi insieme ai suoi idoli di infanzia Beyoncé e Mariah Carey (“Quando me l’hanno chiesto ho risposto: ‘Dici sul serio? Non riesco a credere che questa gente sappia chi sono io’”). Lo si è visto nel 2006, quando settimana dopo settimana tornava sul palco di ¬X-Factor ed eseguiva con tecnica impeccabile standard come “Summertime” e “Over The Rainbow”. Niente fronzoli o trucchi, solo quella voce. Ora, dopo aver passato l’estate a Hollywood Hills, a Los Angeles (un luogo non propriamente sulla tratta del suo vecchio autobus 55 di Hackney) ha declinato inviti mondani per passare ora dopo ora in studio a perfezionare e rifinire ECHO.
“Sono certa che ci sono persone che provano tutto e vanno a ogni festa. Di tanto in tanto è bello farlo, ma a essere sincera preferirei essere in studio o a casa con il mio ragazzo o la mia famiglia. È questo che mi tiene con i piedi per terra”.
Leona è una ragazza che vive ancora vicino ai suoi genitori a Hackney (“i paparazzi non vengono a Hackney, solo quando andiamo a Islington”, scherza) e ha lo stesso ragazzo da quando ha 17 anni (si sono conosciuti quando lei ne aveva 10). Si concede solo frequenti - agenda permettendo - sessioni di equitazione in campagna, dove è libera di abbandonarsi ai suoi pensieri (Leona ama molto gli animali e racconta una storia bizzarra e sincera sull’acquisto di un coniglietto da un senzatetto a Los Angeles. Il coniglio ora vive con lei e conosce di vista Ne-Yo).
In un mondo in cui sempre più persone affamate di notorietà vendono la loro privacy per qualche riga sui giornali, Leona è una creatura rara, una donna vecchio stile con un forte senso dell’integrità.
“Mi hanno chiesto di inaugurare i saldi di Harrods quest’anno, ma ho dovuto rifiutare. Tengo molto ai miei princîpi. Sono vegetariana e non penso che bisognerebbe vendere pellicce”, dichiara. “È ora che tutti cambino atteggiamento nei confronti del commercio di pellicce”.
Il forte senso etico di Vivienne Westwood è uno dei motivi per cui Leona si è rivolta a lei per il sobrio glamour punk del suo ritorno sulle scene. Quello, e il fatto che “è inglese, e mi piace sostenere l’Inghilterra… oh, e fa bellissimi corsetti”.
Eppure, in perfetto stile Leona, è facile trovarla a rovistare tra gli scaffali di Miss Selfridge o New Look (“ottimo per scarpe vegetariane”, pare) in Oxford Street, così come nei più lussuosi negozi di stilisti.
Ma per ora, tutte le energie di Leona sono concentrate sull’imminente uscita di ECHO, che il pubblico aspetta con impazienza. Un’impazienza tale che la circolazione illegale di alcune canzoni non ancora terminate, come riportato dalla stampa, ha rappresentato il caso di più alto profilo nel suo genere. Per la seconda volta, la posta in gioco può sembrare ancora più alta ma, con la tipica, placida fiducia in se stessa, Leona sembra impassibile.
“Con questo disco mi sento più sicura che con il precedente. Stavolta ho assunto un controllo maggiore e mi sento più a mio agio con tutto. Mi interessa solo fare belle canzoni e spero che questi pezzi tocchino le persone così come toccano me. Io comunque lo spero”.
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